ABSORBED

MARCO BAGNIS INTERVIEW
INTERVISTA E FOTO DI ACHILLE MAURI PER THE PILL #25

Marco modella se stesso in ogni cosa che fa, dal surf alla corsa, fino alla pesca. Vive gli elementi come andrebbero realmente vissuti, capendone i meccanismi ed esplorandoli fino alla totale simbiosi. Il suo stile è essenziale, un’avanguardia delle attuali mode cittadine. La finissima e ricercata capacità pratica lo rende un vero artigiano dell’outdoor.

CIAO MARCO, RACCONTACI UN PO’ CHI SEI, DA DOVE VIENI E COME SONO INIZIATE LE TUE PASSIONI PER IL SURF E LA PESCA

Ciao, sono Marco Bagnis e arrivo da Borgo San Dalmazzo, un paese ai piedi della Valle Stura, nel sud-ovest del Piemonte. Grazie alla mia famiglia mi sono avvicinato fin da bambino a tutte quelle attività legate all’ambiente montano: l’arrampicata, prima in falesia poi su vie di alpinismo classiche e cascate di ghiaccio, lo sci alpinismo e lo sci alpino, e ovviamente la pesca, quasi sempre con papà Elio o qualche altro socio che ci accompagnava nelle uscite. Elio è un pescatore di fiume, uno che coi torrenti e le trote ci parla, uno giusto!

Dopo una quindicina d’anni a seguire queste passioni con l’alternarsi delle stagioni, perennemente in giro per boschi, prati, monti e fiumi, questa esagerazione di ambiente montano mi ha spinto verso il mondo del surf, per il semplice fatto di cambiare, di vedere un altro panorama e cercare nuovi stimoli. Una mattina presto, di fine aprile 2008, dopo una nottata di libagioni con Jack Ceriani, caro amico surfista, ho avuto il mio battesimo delle onde, in Liguria.

CHE SIMILITUDINI HANNO TRA DI LORO QUESTI DUE PASSIONI?

La più evidente è il rapporto diretto che si ha con l’elemento acqua. A prescindere che sia dolce o salata. La cosa che più mi affascina è la connessione che si può instaurare pescando e surfando in mare. Ci si trova totalmente dentro di essa, in stretto contatto. Citando Masaru Emoto “si è come in un ventre materno”, totalmente avvolti.

Altra similitudine è che per entrambe le discipline è necessario un rispetto ferreo, un’ educazione ancestrale, un sano timore a volte, che ci fa apprezzare quello che stiamo vivendo come se fosse sempre la prima volta. Senza questo non si può parlare di passione. Va accettato tutto per come viene offerto dalla natura, dalla Terra, generoso o meno che possa essere, cercando il lato preistorico e selvaggio per praticarlo nel modo più naturale e semplice possibile.

IL FANATISMO ATTORNO A QUESTI I MONDI. MI SEMBRA CHE TU STIA CERCANDO DI SCAPPARE DA QUESTO

La pesca, per come la vivo, ne ha solo una piccolissima parte, ma il surf…altro che fanatismo! Si sta superando. Si è sfociati in una moda pura, un’ immagine e poco più. Può sembrare ipocrita detto da uno che col surf ci lavora ma è proprio essendoci a stretto contatto che si nota quanto poco sia vissuto e conquistato in modo sano, saltando tappe importanti e avendo solo malsane pretese. Alla massa interessa solo avere le fotine sui social network, l’abbronzatura e le pecore che seguono il tutto! Si vuole far parte di un gruppo sociale, i surfisti appunto; persone che agli esordi erano degli antisociali puri, emarginati e scioperati di prim’ordine. Che contro senso. I puri e duri, che fortunatamente esistono ancora, sia giovani che in là con gli anni, non appaiono come la massa, anzi, si schivano e son loro a portare avanti questo stile di vita, a tramandarlo senza essere conosciuti! La gente sovente ritiene più importanti le frivolezze, chissà.

“Provate a documentarvi su qualche nome come Maximilien ed Emmanuel Berque, Francois Lartigo, Miki Dora, Eric Maurus, Oliver Parker, Leonard Nash. E come non nominare Carlo Mauri. Questi, e molti altri ovviamente, sono uomini che hanno vissuto la loro vita senza tante cazzate. Il loro fanatismo per la natura e la Terra, dal mare alla montagna, era candido e puro, era una devozione senza pensare a opinioni, giudizi e rendiconto.”

Io cerco sì di scappare, a volte isolandomi anche troppo, da questa “moda”. Ma è proprio allora che sento quel fuoco che mi scalda e mi da la carica. Non ho neanche una mia tavola e la mia muta imbarca acqua dappertutto! E per pescare basta un filo, un pezzo di straccio e un amo! Non c’è bisogno di essere per forza notati; le cose che nessuno vede sono le migliori, quelle che lasciano il segno.

VISTO CHE LO HAI CITATO, ANCHE MIO ZIO ( CARLO MAURI), NATO E CRESCIUTO SULLE MONTAGNE, IN UN CERTO PERIODO DELLA SUA VITA HA COMINCIATO A VIVERE IL MARE. COS’HANNO IN COMUNE QUESTI DUE AMBIENTI?

Carlo è innanzitutto Carlo. Quando avevo una decina d’anni c’era il suo poster nella mia camera, ci tengo a dirlo. Comunque, come tutto ciò che è naturale, organico, vivo, hanno in comune nuovamente il rispetto. Il dover svegliarsi all’alba, se non prima, per godere il momento migliore; o al contrario la frustrazione di una giornata “no”, in cui le onde o i pesci non ci sono neanche a pagarli; o peggio non riusciamo a prendere né uno né l’altro. E ovviamente la gioia, di quando si sente che tutto è perfetto, tutto è allineato col cosmo, quelle giornate che non ti sembrano vere ma invece sono pura e malata realtà e ce ne rendiamo conto sorridendo in situazioni al limite dell’incredibile pensando:”ma abbiamo capito dove siamo e cosa stiamo vivendo?!”.

COS’E’ PER TE L’ELEMENTO ACQUA IN TUTTE LE SUE FORME?

E’ un elemento come gli altri tre, da sola non sarebbe completa. Si deve parlare anche di aria, fuoco e terra se si parla di acqua. E’ vita,  è da li che si crede che siamo partiti. Quindi, perché non tornarci e restarci?

ESSENDO VEGETARIANO SEMBRA UN CONTROSENSO IL FATTO CHE TU PESCHI. CI SPIEGHI QUESTA COSA?

Eh…questa non è semplice da spiegare! Sono un pò di anni che non mangio animali e latticini ma non posso smettere di pescare, come non posso pescare e uccidere un pesce senza mangiarlo. Ciò che catturo o pesco in mare me lo mangio; o lo libero nel caso sia in buona salute e io non ne abbia necessità. Questo porta al fatto che da febbraio a settembre, nella stagione di apertura, cerco di pescare il più possibile. Discendo pur sempre da tre generazioni di cacciatori e pescatori!

La particolarità invece è come ci si può dedicare alla pesca oceanica. Visti gli ampi spazi, le grandi profondità, le molteplicità di correnti e la varietà di prede, si riesce sempre a portare a casa qualcosa, un pasto quotidiano. Ma non pesco neanche un solo pesce con la canna. E’ questo il bello. Pesco alla traina. Ma non voglio essere frainteso! Chiaramente non ho né barca né materiale all’avanguardia, tantomeno radar e comode postazioni di monitoraggio. Bastano quelle quattro o cinque cose basilari: lenza, amo, esca, un coltello e l’elemento trainante, la tavola da surf.

Legandomi la lenza alla caviglia e remando da sdraiato in posizione prona sulla tavola per ore e ore, divento io il motore che muove la postazione da cui pesco. Questo garantisce uno spostamento e una possibilità di cattura molto più ampia rispetto alla costa, il tutto a un costo decisamente contenuto rispetto alla traina classica. Seguendo le correnti, lo spostamento delle maree e i banchi di sabbia, si esegue una vera e propria caccia che entra nel vivo nel momento in cui si sente strattonare la caviglia. Questa tecnica è geniale, per nulla invasiva, salutare e piacevole per chi la pratica. Può far ottenere ottime catture, cariche di emozioni, in base alla combattività e alla voracità degli esemplari: branzini, spigole, spigole chiodate, boniti, molte tracine (pesci squisiti e di tutto rispetto), aguglie, gallinelle e sgombri. Non di rado, nell’Oceano, capita di trovarsi vicino a pescatori indigeni eccellenti, i delfini! Che spettacolo. Ma aimè, non lasciano molte prede dopo il loro passaggio, tra le catture e il fuggi-fuggi generale. Cercare la semplicità e togliere il più possibile. Citando Mauro Corona, solo eliminando tutto il superfluo si arriva ad apprezzare il vero significato di ogni cosa; e quando ti sembra di aver tolto abbastanza, bisognerebbe togliere ancora un pò.

COME SI VIVE IN UNA CAPANNA SULLA SPIAGGIA PER TUTTO QUEL TEMPO?

Da paura, come se no! Meno cose, meno preoccupazioni, fastidi e doveri. Certo, non possiamo paragonare i giorni con 50 o 60 nodi di vento e la pioggia battente che taglia la faccia ad ogni goccia con le giornate di sole o i tramonti da favola, ma una cosa fa apprezzare l’altra.

Durante la stagione estiva lavoro a Seignosse, nel sud ovest della Francia, a una quarantina di chilometri da Biarritz. Vivo in una capanna sulla spiaggia, la scuola surf dove lavoro come istruttore (Authentique – Ecole de surf). Questo mi permette di avere l’oceano di fronte, sabbia e dune tutt’intorno e una vita molto semplice, al ritmo del sole e della natura. Niente acqua, luce, bagno e altre comodità quotidiane che riteniamo scontate. E tantomeno connessioni wi-fi, TV e altri artifizi. Candele, libri, e poco altro, quella sì che è vita. Basta abituarsi e non se ne può più fare a meno. L’unica comodità urbana che possiedo, se così posso chiamarla, è il gas per cucinare e scaldare l’acqua, oltre a un letto comodo e un tetto in lamiera (pieno di perdite ovviamente). Il cibo, a parte il pescato, lo porto dall’Italia. Tutti prodotti secchi quali riso, legumi, farina, semi e granaglie varie che stivo nel mio furgone; verdura e frutta fresca la compro settimanalmente nei mercati rionali della zona o nei vari negozi. E da buon italiano, è bello viziarsi con qualche ricetta succulenta: tartare di tracina all’avocado e peperoncini (grazie Cesarino, speteng!), branzini al mango e grigliate sono il massimo a costo veramente ridotto! Mi sento a casa in questo tipo di ambienti,  dove la gran parte della gente dice: ”bello eh, però una settimana, poi basta…!”

HAI QUALCHE POSTO PARTICOLARE NEL MONDO DOVE VORRESTI ANDARE?

Molti, che spero di poter visitare, almeno in piccola parte. Da qualche tempo ho due mete che mi attirano parecchio: Patagonia e Pakistan. La prima è una meta classica, soprattutto per la pesca e le montagne, ma anche per il surf. La seconda prettamente per l’alpinismo e l’esplorazione. Ci vorranno mesi e mesi per visitare tutto come si deve. Ma continuo ad apprezzare tutto quello che mi offrono i posti in cui vivo il quotidiano e quelli che conosco già; è lì che ho le radici, è lì che tutto è partito e mi piace pensare che dopo anni, viaggi, esperienze, avventure, delusioni e gioie è li che tutto finirà.