FEDERICO MODICA – INTERVIEW

INTERVISTA DI DAVIDE FIORASO DA THE PILL #24
www.federicomodica.com

“Spesso le fotografie sono monotone perché il 90% di chi possiede un apparato che registra immagini si accontenta. Non fatelo, spendete tempo, pensate, ragionate sulla composizione. Lo stesso 90% dei fotografi sa soffermarsi solo sul soggetto. Niente di più sbagliato amici…una vera fotografia nasce da ciò che c’e’ intorno.”

Sportivo da sempre con una grande passione per le sue montagne. Federico è un fotografo classe 1990 nato in un piccolo villaggio delle Dolomiti, diventato improvvisamente un amante delle avventure estreme. Dal 2006 la sua attività professionale gli ha permesso di girare il mondo collezionando azioni e movimenti caratterizzati da una forte dominanza di luci e colori naturali. Nel suo percorso di visual artist, ha deciso di intraprendere con determinazione la strada del film-making.

CIAO FEDERICO. COSA SIGNIFICA NASCERE E VIVERE IN VAL DI FIEMME

Nascere e vivere in Val di Fiemme significa molto. Questa valle ha qualcosa di magico verso i giovani. Li fa crescere con molte possibilità, mette a disposizione istruzione, musica, arte, e grandi imprenditori da cui prendere spunto; coloro che hanno dato vita ad aziende nate con un occhio di riguardo verso il territorio ed i suoi abitanti.  Personalmente mi ha dato moltissimo perché é stato il posto dove ho cominciare a fare il fotografo. Avevo solo 17 anni e mia madre mi accompagnava ai lavori che dovevo fare per l’APT della Val di Fiemme. Non so ancora bene cosa vide in me Bruno Felicetti per lasciare seguire degli eventi ad un giovane senza esperienza. Fatto sta che ancora oggi gliene sono grato. La montagna forma la vita di una persona; io ho il classico carattere da “montanaro”, molto riservato se non con chi voglio io o con quei pochi argomenti che mi fanno aprire. Penso di aver preso la voglia di faticare dalle camminate in montagna. Ti forgiano una bella testa.

QUAL’E IL TUO RAPPORTO CON LO SPORT?

Lo sport è una colonna fondamentale della vita. Quella colonna che se manca ti fa sprofondare. In me ha svariati effetti: mi fa riflettere, mi fa calmare, funziona da anti stress o da energizzante. Alcune delle più belle idee mi sono saltate in testa allenandomi. Sono sempre stato un lupo solitario ed ho praticato sempre e solo sport dove fatichi per te stesso e per i tuoi limiti,  non lavori per la squadra e non sei aiutato dal team. Vivo lo sport come “mangime per il mio cervello”, mi ricorda che se non fatichi non arrivi mai al risultato. Ecco, penso che solo lo sport insegni la determinazione. Che quando inizi una cosa, se vuoi arrivare in cima, la devi portare a termine con diligenza e rispetto delle regole. Non esistono scorciatoie.

PARTIAMO SUBITO DAL MONTURA ICEBERG CHALLENGE, LA TAPPA PIU’ IMPORTANTE DELLA TUA CARRIERA. UN PROGETTO CHE HAI FORTEMENTE VOLUTO E SOSTENUTO

Il Montura Iceberg Challenge è il progetto più complesso realizzato finora. E’ ancora oggi una tappa importantissima, che ha permesso di far conoscere me ed i miei compagni di spedizione. Ma ci sono troppi modi differenti per valutare una tappa della vita e quindi più che la più importante direi una tra le più importanti. Mi piace pensare che piccole cose o piccoli avvenimenti possano essere più importanti di quelli grandi.

Quell’estate chiesi al mio amico Mattia Felicetti di portarmi a fare una via in montagna. Arrampicavo da un paio di anni ma non avevo mai fatto più di un tiro in falesia. Mentre passavamo un pomeriggio tra corde doppie, barcaioli e prove di sosta, parlavamo di come sarebbe stato figo fare una slackline in un fiordo norvegese. Da quando ci conosciamo, io sono quello dalle idee pazze, che dopo aver lanciato il sasso nasconde subito la mano. Mattia è quello che prende le mie pazzie e dice: “ok, si fa!”. In quel periodo girava uno spot della GoPro dove due climber arrampicavano su un iceberg e Mattia aggiunse: “non nel fiordo, ma su un iceberg!”. Da li alla Groenlandia il passo è stato semplice. Graziano, il cameraman, aveva i contatti e un pò di esperienza. Sportivamente con Mattia e Benny (Benjamin Kofler, NdR) si andava sul sicuro: due forti climber, che conoscevano bene le manovre per fare sia l’arrampicata sia lo slacklining in grande sicurezza. Sapevano come muoversi al freddo, sotto sforzo e sotto pressione. C’è voluto allenamento, programmazione, prove e sperimentazioni sui fissaggi. La cosa bella è che una line si monta normalmente in 30 minuti. Facevamo le prove cronometrate per scendere drasticamente sotto i 15 per paura che l’iceberg si potesse rompere da un momento all’altro!

Dal punto di vista sociale è stata una grande esperienza perché ci ha dato fiducia, ci ha portato a conoscere una cultura strepitosa, quella Inuit e ci ha fatto scoprire tante facce di noi stessi e il nostro rapporto con gli altri, con l’ambiente circostante. Ognuno ha portato il suo aiuto in un campo che ben conosceva. Tutto indispensabile per la riuscita. Devo dire però che questo progetto ha particolarmente legato il mio cuore all’azienda Montura. E non lo dico perché sia obbligato a farlo, visto che il progetto è finito molto tempo fa. Penso solo che un’azienda così vicina alla società, ai giovani, ai talenti ed alle persone sia una cosa veramente bella da trovare. Un marchio che dal nulla ti fa conoscere un ambiente così diverso da quello commerciale, che ti fa entrare in una dimensione emozionale e culturale pazzesca, beh è molto raro.

NELL’ANIMO E NEL CUORE. COSA TI HA LASCIATO LA GROENLANDIA?

Mi piace portare avanti questa lotta contro i mulini a vento: “se passiamo la vita a fare foto e video, soprattutto con i telefonini, ci perdiamo tutti i momenti belli…non ci godiamo le situazioni ed avremmo delle immagini impersonali”. Ecco quindi che un piccolo sgarro della tecnologia mi ha salvato questo momento: la batteria del drone era finita e non mi era rimasto che guardare e lasciarmi emozionare dalla natura. Il momento più grande è stato vedere dalla barca i miei due amici realizzare un sogno ed insieme a questo sogno fare qualcosa di unico che chissà se verrà mai ripetuto.

Trovare la foto che avevo in mente da un anno sul display della mia reflex è stata una cosa strepitosa. Detto proprio onestamente, per me è stato anche importante aver potuto condividere questa esperienza con un grande amico che considero maestro e grandissimo fotografo, Ralf Brunel. Lui è da sempre il mio primo confronto per quanto riguarda idee e tecniche fotografiche.

NON DIMENTICHIAMO LE SODDISFAZIONI PROFESSIONALI. LO SCATTO A MATTIA TRA LE 5 FOTO FINALISTE NELLA SEZIONE “PLAYGROUND” DEL RED BULL ILLUME

Quando abbiamo ideato la spedizione, la prima cosa che ho pensato è stata: pensa che figo, un iceberg al tramonto, fatto da due colonne, con lo slackliner in mezzo, nel pieno dell’azione. Il logo del Montura Iceberg Challenge, la mia idea e la foto dell’Illume sono la stessa cosa! Caso fortuito, forse destino, fatto sta che appena ho visto l’immagine apparire sul display, non ho trattenuto le emozioni. Gioia che poi si è tramutata in adrenalina quando mi sono arrivate quelle parole: “Ciao Federico, la tua foto ce l’ha fatta. Sei stato selezionato tra i migliori 50 fotografi al mondo e se sarai un finalista ti manderemo un’altra comunicazione”. E poi ancora: “Ciao Federico, ti scriviamo per informarti che la tua foto è stata selezionata per la finale di Chicago”. In mezzo alle due comunicazioni sono passati mesi, mesi di brividi, pensieri negativi (del tipo: “ormai è tardi”, “avranno scelto qualche altra immagine”). Per chi non mastica bene il mondo della fotografia dico solo che queste cose alla fine sono la nostra benzina. Sono questi risultati che ti danno la forza per sperimentare sempre nuove cose.

COME SE NON BASTASSE, “BETWEEN HEAVEN AND ICE”. IL FILM DOCUMENTARIO DEDICATO A QUESTO VIAGGIO E’ STATO VINCITORE ASSOLUTO AL SWISS MOUNTAIN FILM FESTIVAL E AL SESTRIERE FILM FESTIVAL

L’idea di Between Heaven and Ice è legata a tutto il progetto Montura Iceberg Challenge. Siamo un gruppo di amici, vogliamo fare cose mai fatte, cose genuine, lasciare un piccolo segno. Il film e il progetto ci sono serviti per parlare molto in scuole e serate con i giovani e fargli capire il nostro punto di vista per dargli qualche spunto riflessivo. Siamo partiti, abbiamo investito su qualcosa che non ci avrebbe fatto guadagnare un centesimo, anzi. Ma l’abbiamo fatto in nome dell’amicizia, dell’ avventura. Ci abbiamo messo due anni per fare un prodotto tutt’altro che perfetto, ma abbiamo passato dei momenti da brividi che hanno insegnato qualcosa a tutti. Parlando del mio lavoro di regista, sono molto a favore dello stile di ripresa americano: poche interviste, poche spiegazioni o narrazioni verbale. Musica, sport e immagini, ovvero il riassunto della mia vita!

AL DI LA DEI RICONOSCIMENTI. I PIACERI PIU’ GRANDI DEL TUO LAVORO FINORA?

I riconoscimenti sono importanti, ma il piacere più grande del mio lavoro sono le connessioni. Persone, amici, colleghi. Ogni giorno è come il primo giorno di scuola, ogni giorno sai che tornerai a casa con un pezzo in più. La varietà di lavori, ad una persona curiosa come me, permette di chiedere ed imparare di tutto. Dall’albergatore, al pilota, al biker, allo sciatore, all’operaio, al direttore marketing. Ognuno ti da qualcosa così come tu, fotografo, sai di poter dare qualcosa con le tue immagini. E’ importante per me fare quello che mi piace e mi fa stare bene. Stare all’aperto, esplorare e vivere l’ambiente circostante.

COME E’ NATA L’IDEA DEL VIAGGIO FOTOGRAFICO TRA LE MACERIE DEL TERREMOTO IN UMBRIA?

L’idea del viaggio in Umbria è nata da Lorenzo Alesi, skier e presidente del Collegio Maestri dell’Umbria. Tramite l’editore della rivista SCI, gli è stato fatto il mio nome. Ci siamo sentiti telefonicamente e c’è stato subito un grande feeling. Pensa che ho smesso di fare il fotogiornalista perché incendi, cronache nere etc mi mettevano abbastanza in crisi, essendo una persona molto empatica. Quando mi ha detto di voler fare qualcosa a favore delle popolazioni terremotate, non avrei mai potuto dire di no. L’idea è stata quella di prendere le pelli e ripercorrere in 3 giorni i Monti Sibillini e le popolazioni ferite, passando per dei punti chiave dello sci: impianti distrutti, scuole sci crollate, baite e rifugi silenziosi e deserti. Passare in mezzo alle macerie è stata una cosa molto toccante. L’odore del cemento ti entra nelle narici e si imprime nei polmoni, difficile da scordare. Il viaggio è stato in totale solitudine. Eravamo circondati solo da villaggi vuoti, distese deserte, animali come orsi e lupi. Quest’ultimo dettaglio non è stato dei più belli! Tra me, Lorenzo e Christian, c’era un grande silenzio in tutte le fasi della traversata. Lorenzo faceva da guida, illustrandoci e spiegandoci ciò che vedevamo, ciò che c’era prima e cosa veramente vuol dire vivere un terremoto. Con questo viaggio, le pubblicazioni, le esposizioni e gli articoli, siamo riusciti a sensibilizzare le persone nel donare nelle casse dei Comuni piuttosto che in quelle dello Stato, dando così un concreto aiuto pronto all’uso.

ENTRIAMO UN PO’ NELL’ARGOMENTO VIDEO. HAI DETTO: “OGGI HO CAMBIATO LA MIA VITA PROFESSIONALE”. COSA SIGNIFICA POSSEDERE UNA RED?

Per quasi due anni ho avuto il pensiero fisso: una macchina fotografica medio formato o una RED? In questi due anni ho cercato di immedesimarmi nel mercato, nei clienti, nelle richieste. Non vorrei entrare nell’argomento tecnico quanto piuttosto in quello filosofico. RED è una macchina che viene da un imprenditore futurista e visionario. Come fanno i migliori innovatori, l’azienda ha posto le basi guardando al futuro; possedere una RED ti da la possibilità di aprire gli orizzonti a 360 gradi, senza i limiti imposti da altre telecamere, poter lavorare con il massimo della qualità e delle funzionalità. RED è anche l’unico strumento che mi permette di ottenere dai files video delle fotografie, di qualità altissima e con una gamma dinamica maggiore di una reflex professionale. Non ho più il vincolo che mi ha sempre legato alla fatidica frase: faccio foto o faccio film? Ora posso non perdermi nessuna di queste due forme d’arte e di comunicazione. Ecco perché cambia la vita: ti inserisce in un segmento professionale altissimo, ti da opzioni e strumenti inimmaginabili fino a qualche anno fa.

RECENTEMENTE SEI STATO ALLA NEW YORK FILM ACADEMY.

Quando hai un genitore insegnante, capisci quanto la formazione sia veramente importante e sia soprattutto questione di passione. Ho cominciato a insegnare perché volevo mettermi in gioco. Questa cosa mi ha fatto capire quanto in realtà ognuno di noi abbia sempre, costantemente, bisogno di formazione. Nel mio studio, quando entri, la prima cosa che vedi non sono flash, computer, scrivanie. E’ una libreria con una manciata di vinili e due interi scaffali di libri: tecnici, pratici, di ispirazione e di grandi artisti. Le esperienze sono il secondo tassello che, unite alla formazione, permettono di portare a casa un bagaglio culturale per affrontare ogni tipo di lavoro. Oltreoceano la differenza è abissale. Tra noi e gli States sembra di essere su una macchina del tempo. Prendiamo per esempio i documentari, la cosa più pratica e veloce da spiegare. Da noi ancora sentiamo voci fuori campo che narrano tutto ciò che l’occhio vede. Le immagini mosse, girate a mano libera. Le ampie panoramiche e la scontentezza delle riprese. E poi, miglia e miglia altrove, abbiamo dettagli super nitidi, rallenty, riprese mozzafiato da drone o elicottero, musiche avvincenti e coinvolgenti, rumori ambientali da paura e poche, pensate e pesate, voci guida.

VIDEO E FOTOGRAFIA. IN QUESTA FASE DEL TUO PERCORSO, CHE PESO ASSUMONO?

La fotografia è per me l’arte più importante. E’ anche la più tecnica e difficile ed ecco perché ultimamente ci sono grandi nomi della fotografia che agilmente passano al mondo video, innovandolo. La fotografia, la grammatica del vedere, il saper illuminare e raccontare con le ombre sono e rimarranno per sempre cosa fondamentale ma ormai i tempi sono cambiati. Di anno in anno il video prende sempre più piede, cercando di sostituirsi alla fotografia. Avere conoscenze di entrambi, saper portare a termine un lavoro di qualità sia parlando di foto che di video è secondo me una cosa fondamentale.

PROGETTI E SOGNI NEL CASSETTO?

Sto collaborando allo sviluppo di un brand neonate, Ninesquared. Prima ancora sono impegnato in un progetto nel quale sto mettendo cuore e passione. Come ho già detto, ho iniziato a lavorare perché qualcuno, quando ero molto giovane, me ne ha dato la possibilità. Conosco l’importanza dei giovani e di quanto abbiano bisogno di essere guidati; assieme all’associazione EVO stiamo organizzando le riprese di un film, nella mia valle, dove metterò a disposizione una troupe di 9 persone che assieme ad una 15ina di giovani verranno formati e successivamente faranno parte del film affiancando i professionisti o prendendo parte in altri disparati ruoli di una produzione cinematografica. Sempre attive rimangono le mie collaborazioni storiche con APT di Fiemme e quella di Fassa, Trentino, Red Bull e svariati atleti. I progetti futuri sono invece ancora nascosti ma posso sbilanciarmi dicendo che proseguiremo sull’idea della Groenlandia, alla ricerca di altre slackline in posti molto, molto strani e scenografici.