SLIDING FIRE – SAM SMOOTHY INTERVIEW

DAVIDE FIORASO PER THE PILL #23
PHOTOS: THE NORTH FACE, COLAB CREATIVE

Sam Smoothy, Victor De Le Rue e Xavier De Le Rue, freerider del team The North Face, hanno spinto gli sport sulla neve ad un nuovo livello. Nel corso della loro spedizione nel Pacifico Meridionale, si sono messi alla prova nella discesa del Monte Yasur, un vulcano ancora attivo nell’arcipelago di Vanuatu. I membri del trio, la cui avventura è raccontata nel film Sliding Fire, hanno dovuto farsi strada lungo la facciata del vulcano, affrontando numerosi rischi ed evitando di essere inghiottiti da tempeste di cenere.

COME NASCE L’IDEA DI QUESTO VIAGGIO?

Eravamo a casa di Xavier De Le Rue a Capbreton per parlare di un surf trip estivo in qualche paradiso tropicale. Xavier mi aveva messo al lavoro per tinteggiare casa sua, ed avevo un sacco di tempo per pensare. Ad innescare il tutto è stato il filmato di questo ragazzo neozelandese che sciava sulla cenere. Come me, anche Xavier vive per viaggiare ed esplorare posti nuovi, per trovare nuove prospettive sul nostro sport; quando ne abbiamo parlato, tutto questo ha acquisito un senso ed è nata l’idea di un viaggio unico, apparentemente sciocco, un sogno impossibile. Abbiamo studiato un piano e siamo riusciti a convincere The North Face a renderlo realtà. Ancora oggi non ci posso credere.

COM’E’ STATO IL VIAGGIO FINO ALL’ISOLA? CHI SI E’ OCCUPATO DELLA LOGISTICA?

Dalla Nuova Zelanda non c’erano molti voli disponibili e trasportare il materiale fino a Tanna Island si è rivelata un’operazione piuttosto difficile e costosa. Ma dal finestrino di quel piccolo Cessna, quando ho visto comparire l’isola di punto in bianco, ho saputo che avevamo fatto centro. La logistica ha rappresentato un enorme lavoro di squadra. Xavier e Beanie (De Le Rue) hanno organizzato un sacco di cose e fatto arrivare moltissima attrezzatura. Will e Jase di CoLab Creative hanno speso tonnellate di tempo cercando di capire come effettuare le riprese, tra permessi e cose del genere. Victor De Le Rue doveva semplicemente raggiungerci dalla Scozia, ma il suo viaggio si è trasformato in un enorme missione e ci ha tolto dai guai recuperando l’attrezzatura di Xavier persa dalla compagnia aerea. Io ero già li con una settimana di anticipo per cercare la giusta location, organizzare l’alloggio e risolvere altri problemi che avrebbero potuto compromettere il viaggio.

COM’ERA L’ISOLA E QUALI SONO STATE LE PRIME IMPRESSIONI DEL VULCANO?

L’isola di Tanna è incredibile, così selvaggia e bella; ero rapito in una sorta di atmosfera da Lost World, soprattutto una volta arrivati nella giungla, dove abbiamo trascorso un sacco di tempo. La vegetazione è così lussureggiante, ma intorno al vulcano tutto il verde è smorzato da un sottile strato di cenere. Ero seduto sul retro di un pickup e uscito dalla giungla mi sono ritrovato davanti questo  enorme cumulo nero che spargeva nel cielo nuvole di cenere e roccia. Era abbastanza intimidatorio e mi sono reso conto allora che non sarebbe stato così facile come pensavo!

 COME TI SEI SENTITO ALLA PRIMA DISCESA?

Nel mio primo giro ero abbastanza nervoso, il che era abbastanza divertente. C’era questo vento ululante che rendeva la salita davvero faticosa. Ero agitato per i frammenti di roccia incandescente che cadevano e che avrebbero davvero incasinato la mia giornata se qualcosa fosse andato storto! Era un posto così primordiale, su cui stare solo ai bordi del cratere, guardando in basso, per poi agganciare gli sci e partire.

COME CI SI SENTE A SCENDERE GIÙ DA UN VULCANO?

Per me è stato così surreale, come se non dovessi fare ciò che in effetti stavo facendo. Era la tipica situazione in cui ti senti davvero un pesce fuor d’acqua. Gli sci non rispondono allo stesso modo lungo tutto il percorso e ti trovi costantemente in tensione nel tentativo di governarli al meglio. Poi va considerato l’aspetto mentale: sentire il vulcano che prende vita proprio mentre sei vicino alla cima, sentire il terreno che trema mentre guardi la tempesta di cenere e rocce che comincia a cadere frustata dal vento, cercando di captare eventuali rocce che potrebbero colpirti. E’ stato tutto abbastanza biblico in un certo senso.

COM’E’ IL CONFRONTO CON LA NEVE?

Purtroppo non è affatto bello come la neve, quindi non funziona come soluzione al cambiamento climatico. Tutto è più lento, bisogna fare attenzione alle lamine e occorre schivare le rocce. Per rallentare bisogna creare un enorme attrito sulle basi dello sci. Tenere tutto sotto controllo è stato molto duro per le gambe, già a metà le mie cosce urlavano di smettere.

COSA HAI INDOSSATO PER SCENDERE?

Ho provato ad imitare Hunter S. Thompson in quella scena di “Paura e Delirio a Las Vegas” dove cercava di coprirsi da un enorme tempesta di sabbia. Oltre al Buff mimetico sul viso ho utilizzato un combinato occhiali e casco Giro, una camicia con stampa hawaiana ed i miei fidati pantaloni Free Thinker di The North Face. Ho scelto un paio di sci Volkl One, pensando che il rocker mi avrebbe aiutato a scivolare meglio sulle ceneri. I miei risultati….inconcludenti.

CHE DANNI HA RIPORTATO IL VOSTRO EQUIPAGGIAMENTO?

E’ stata dura per tutto! I miei sci erano completamente rovinati, polverizzati sino al nucleo. Nella maschera la visuale era ormai compromessa, totalmente esfoliata dalla cenere portata dal vento. I droni ne sono usciti abbastanza malconci dal tentativo di volare attraverso le nuvole di cenere. Ma il danno peggiore lo hanno subito le telecamere. Le lenti si sono graffiate, tutte le ghiere di messa a fuoco potevano a malapena ruotare, sono state messe a dura prova dalla sabbia e dalla cenere e hanno dovuto essere pulite accuratamente dai residui.

HAI INCONTRATO PERSONE INTERESSANTI NELL’ISOLA?

Abbiamo incontrato una vera leggenda laggiù. Si chiamava Fred e stava costruendo un campeggio nella giungla, su questa collina che domina la pianura vulcanica. Gli avevo chiesto di fornirci assistenza e inizialmente sembrava un po’ nervoso, ma se l’è cavata egregiamente! Ci ha aiutato in tutto ciò di cui avevamo bisogno. Lui era molto cordiale e siamo stati davvero entusiasti di averlo incontrarlo. Stava lavorando davvero sodo per rendere il campo di Yassur Roaring un bel luogo in cui tutti potessero godere al massimo della visita. Avevamo programmato di stare lì un paio di notti, ma abbiamo trascorso la maggior parte del nostro viaggio insieme.

Aveva con sé tutta la famiglia, e sua madre ci ha preparato del cibo sorprendente fresco! Suo figlio Frankie ci ha girato intorno tutto il tempo, arrivando a metà del vulcano a piedi nudi! Quando lo abbiamo lasciato piangeva ed ero davvero triste nell’abbandonarlo. Vorrei tornare a Tanna Island solo per stare ancora con Fred e la sua famiglia. Guardando il vulcano gettare lava rossa ogni notte dal piccolo rifugio che Fred aveva costruito era una cosa eccezionale, nel senso originario del termine.

 

QUALCHE ANEDDOTO DIVERTENTE DEL VIAGGIO?

La mia storia preferita riguarda i giorni trascorsi da solo su una spiaggia di proprietà di “Chief Jack”. Un giorno è venuto a chiedermi se avevo fatto colazione, ma ero a corto di rifornimenti. E’ salito su questo albero sopra la mia tenda e ha gettato giù un po’ di avocado, mi ha mostrato come romperle con il machete e mangiare la noce all’interno. Infine, ha preso un’attrezzatura da immersione fatta in casa, una fiocina d’acciaio affilato ed è andato a nuotare per alcune ore, tornando con un polpo che si contorceva. Ha tagliato un tronco di bambù e infilato il polpo da un’estremità. Io nel frattempo avevo acceso il fuoco e abbiamo gettato il bambù sui carboni. Jack ha scavato tre grandi patate dolci e raccolto una noce di cocco da li vicino. Ho scoperto che stavo praticamente vivendo nel suo giardino. Sono arrivati alcuni dei suoi più cari amici, che mi hanno regalato delle sigarette avvolte intorno alla foglia di tabacco. Non riuscivo a capire molto del loro inglese ma ci siamo seduti, abbiamo banchettato ed è stato uno dei migliori pasti della mia vita. Ero seduto lì con questi ragazzi esilaranti, raccontando storie che non potevano capire, e ridendo di questi locali che senza successo cercavano di caricare un grande maiale su una piccola imbarcazione. Si sono bloccati sulla barriera corallina scatenando l’inferno. Il miglior pasto di sempre.