ELEANOR MOSEMAN – INTERVIEW

WORDS: DAVIDE FIORASO – PHOTOS: ELEANOR MOSEMAN
INFO: www.eleanormoseman.comwww.adventurexmoseman.com

Avventuriera, fotografa, storyteller. Eleanor Moseman è una viaggiatrice polivalente che ha vissuto numerose esperienze in solitaria, realizzando progetti fotografici umanitari e impegnandosi per l’emancipazione delle donne in tutto il mondo. Il riconoscimento maggiore lo ha ricevuto dalla spedizione asiatica iniziata nella primavera 2010 e conclusa a fine 2012: oltre 15.000 miglia in bicicletta attraverso 7 paesi, documentando piccole comunità, culture e minoranze religiose che abitano le terre al confine occidentale con la Cina.

A pochi giorni dal BAM! di Livigno, come media partner di Adventure Awards Days, abbiamo avuto il piacere di intervistare questa donna straordinaria. Dedichiamo le sue parole a tutti coloro che sognano e scelgono un orizzonte, un paio di ruote e il vento sulla faccia.

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CIAO ELEANOR. INIZIAMO PER FORZA PARLANDO DEL TUO VIAGGIO ASIATICO SU DUE RUOTE. CE LO RACCONTI?

Agli inizi di maggio 2010 ho guidato la mia bicicletta fuori Shanghai con la determinazione di andare verso Ovest. I piani erano piuttosto aperti; c’erano zone e culture che volevo assolutamente esplorare, ma come al solito ho pianificato il percorso lungo la strada. Dal momento che parlo un po’ di mandarino, ho preferito discutere con la gente del luogo le aree da visitare, le rotte e i collegamenti. La cosa divertente che ho imparato? Dove mi dicevano “non andare là, non c’è niente”, ho sempre trovato culture ricche e incontaminate, bellissimi paesaggi, strade vuote, e me stessa. Ho viaggiato in zone che non erano neppure mappate, con informazioni molto vaghe, così dovevo chiedere di città in città se ero sulla strada giusta. Se avessi ascoltato ogni “non si può andare” la mia avventura sarebbe stata molto meno interessante.

Il mio viaggio è durato circa 2 anni, trascorsi soprattutto in solitaria, a parte i pochi ciclisti incontrati lungo la strada. Sono stata davvero fortunata ad avere un permesso di soggiorno valido per la Cina, così da muovermi molto lentamente senza preoccupazioni di rinnovo. Da alcune ricerche tra me e gli amici, sembra che io sia la seconda viaggiatrice al mondo con il maggiore chilometraggio in questa nazione. Circa 26 mila chilometri di bicicletta, di cui 24 mila nella sola Cina.

Anche se uso il soprannome Wander Cyclist non mi sono mai considerata una ciclista. Sono fondamentalmente una fotografa che voleva vedere l’Asia senza vincoli di orari o fermate predeterminate. La bicicletta ti dà piena libertà e i popoli asiatici hanno un rapporto molto speciale con questo mezzo. Il mio obiettivo principale era quello di documentare le comunità di confine. Con problemi di globalizzazione e di governo, le cose stanno cambiando rapidamente, in particolare sulla frontiera occidentale.

I confini sono ciò che hanno realmente colpito il mio interesse. In Cina sono presenti 56 minoranze ufficiali; senza mai lasciare il paese sono stata in grado di sperimentare in prima persona tibetano, mongolo, uyghur, russo, kazako, e la cultura del Kirghizistan. Il viaggio mi ha permesso davvero di crescere come persona e trovare un percorso di vita autentico, incontrando realtà su cui continuo a lavorare ancora oggi. Per esempio, grazie ai contatti di questo viaggio, sono tornata da Xinjiang la scorsa settimana, a distanza di quasi tre anni.

E’ molto difficile per me, a volte, immaginare la ragazza che ero prima di intraprendere questo viaggio. Ha cambiato inevitabilmente la mia vita, la mia anima, il mio cuore, e mi ha illuminato a continuare su uno stile di vita compassionevole, aiutando le persone con la mia fotografia e ispirando gli altri a correre il rischio per trovare se stessi. Non avrei mai pensato di essere qui, 5 anni più tardi, a ricevere l’invito per un evento come il BAM! o essere intervistata da te. E’ un’esperienza strana per una donna che ha avuto un’educazione molto modesta e semplice, in un piccolo paese rurale degli Stati Uniti. Il viaggio in bicicletta era l’unica cosa per me; non avevo alcuna speranza (o intenzione) che venisse pubblicizzato e che il mio blog venisse letto al di fuori di amici e familiari. Direi che è il vantaggio di fare qualcosa senza aspettative o regole rigide. Volevo solo essere me stessa, senza nessuno a giudicarmi.

In questo momento della mia vita, ho davvero idea di quello che sto facendo. Questo percorso, il modo in cui sto trascorrendo i giorni e gli anni, mi fa capire che sono sulla strada giusta. Amo quello che faccio e le persone che incontro, anche se ci sono stress da finanze, obblighi, lunghi periodi senza famiglia e amici.

Sono solo molto curiosa del mondo, con un insaziabile desiderio di saperne di più su di me e le mie capacità. Non posso fermarmi a causa di questa innocente, infantile, beatitudine che mi guida.

La gente mi dice sempre che sono coraggiosa. Non credo che quello che ho compiuto fisicamente si possa definire coraggioso. A mio parere, il vero coraggio sta nel parlare con il cuore a tutti quelli che incontri. Aprire il cuore e la mente può essere molto spaventoso e travolgente, e può portare un sacco di dolore. Il coraggio è qualcosa che non può materializzarsi, ma che può essere espresso con l’amore e la compassione.

Sono andata un po’ oltre la domanda iniziale, ma ci tenevo ad esprimere queste convinzioni profonde.

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TI SEI LASCIATA TRASPORTARE DALLE EMOZIONI. E’ PIENAMENTE PLAUSIBILE. TORNANDO A QUESTO VIAGGIO, TRA I PAESI CHE HAI VISITATO (KAZAKISTAN, CINA, UZBEKISTAN, TAGIKISTAN, MONGOLIA, TAIWAN E KIRGHIZISTAN), QUALE HA AVUTO SU DI TE L’IMPATTO MAGGIORE?

Sicuramente le regioni occidentali della Cina, come Tibet e Xinjiang, dove mi sono fermata per alcuni mesi. Nel giro di pochi giorni, il paesaggio può cambiare incredibilmente: da un arido deserto che ti fa pensare di essere sul pianeta Marte, alle vette himalayane dove stando in punta di piedi pensi quasi di poter cogliere le nuvole. Nel sud del Xinjiang, dal deserto di Taklamakan, si può vedere la catena montuosa che separa il Tibet.

Ovviamente gli altipiani aperti, le catene montuose e i deserti sono eccezionali, ma le persone ancor di più. Tibetani e uiguri sono minoranze perseguitate. Praticano ancora riti tradizionali religiosi e la loro vita non ha subito cambiamenti drastici, ma ora, l’interferenza del governo cinese sta mettendo a rischio tutto questo.

In queste regioni, si possono trascorrere settimane e settimane da soli in bicicletta. Qui è dove ho elaborato un sacco di mie idee, pensieri, e punti di vista sulla vita. C’è stato questo momento, in cui ero in Tibet, guardando verso l’altopiano, quando tutto ha iniziato ad avere un senso. La mia esistenza, la vita, l’universo. Ho realizzando quanto siamo insignificanti come singoli in questo mondo. Alcune persone potrebbero dire: “qual’è il punto, non sono nessuno”. Invece mi ha fatto capire che siamo tutti qui insieme, alla pari, uniti in un percorso per scoprire e trovare sostanzialmente le stesse cose.

Nella regione autonoma del Tibet e nel Sud della Via della Seta ho trascorso intere settimane da sola. Ho cominciato a dare un pò di matto, e anche la mia salute si stava deteriorando. Le condizioni stradali sono davvero terribili e ho trascorso un sacco di tempo a piedi spingendo la bicicletta. Questi momenti però, sono stati sicuramente i più divertenti, liberatori, ed emozionanti. Sono i momenti del viaggio che davvero spiccano.

In queste due regioni, è dove ho imparato di più su di me, la gente, la cultura, la religione, l’amore. Potrei passare il resto della mio tempo in quelle due province, molto felicemente.

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COSA TI HA SPINTO A LASCIARE LA NORMALITA’ PER VIVERE QUESTA AVVENTURA IN BICICLETTA?

Normalità. Non so se io abbia mai avuto una vita “normale”. E’ stato solo di recente che hanno iniziato ad emergere le verità sul perché ho fatto questo viaggio. Mettendo giù qualcosa per il libro che ho intenzione di scrivere, ho cominciato a parlare con il cuore.

Mi sono trasferita in Cina nel 2008, con l’allora fidanzato, e caddi nella depressione peggiore della mia vita. E’ stata una battaglia da precoce adolescente. Una sensazione di smarrimento e solitudine, dove i giorni passavano e il mio ruolo non stava avendo importanza nella società. Avevo bisogno di trovare una via d’uscita soddisfacente, risposte sul mondo e su di me. La mia natura curiosa non veniva alimentata. Negli Stati Uniti mi ero sempre sentita lontana da amici e colleghi, e ora ancora di più, in un nuovo paese in cui non riuscivo nemmeno a esprimermi con il linguaggio.

Senza entrare troppo nei dettagli, ho deciso di viaggiare e lasciare questa “normalità”. Avevo bisogno di scappare e di un progetto su cui concentrarmi. Non aveva senso sprecare la mia vita con problemi mentali ed emotivi. E’ stata la decisione migliore che abbia mai preso. Ovviamente, volevo vedere ed esplorare l’Asia e fare fotografie. Ma c’era un motivo istigatore nel viaggio. La mia carriera viveva un momento di calma e a Shanghai mi sono sentita intrappolata. Avevo bisogno di più dalla mia vita.

La gente mi ha sempre detto che sono troppo sensibile. Oggi non avrebbe senso cercare di cambiare le cose, sento che questo attributo rende il mio lavoro avvincente e intimo con i miei soggetti. Essere sensibile non significa che io pianga facilmente (anche se a volte lo faccio), ma che posso provare una felicità estrema. Una persona sensibile, a mio avviso, ha una gamma più ampia di emozioni e vive la esperienze in profondità. Questa intensa sensibilità per gli altri, ascoltare le mie budella e l’intuizione, è probabilmente quello che mi ha tenuto fuori da situazioni di pericolo.

Inoltre, dicevo di questo ragazzo con cui mi sono trasferita in Asia. Ho scritto sempre poco di lui e non l’ho mai citato pubblicamente da nessun’altra parte. C’eravamo fidanzati durante un viaggio a Taiwan. Ho realizzato che la nostra relazione sarebbe finita mentre mi trovavo nello Xinjiang. Ed il nostro rapporto di 7 anni si è concluso ufficialmente in qualche parte nel Kirghizistan. Questo viaggio mi ha insegnato così tanto, soprattutto sull’amore, seguendo i propri obiettivi e vivendo per i propri destini. Non c’era alcun motivo per stare ancora insieme. Mi ha amato abbastanza da lasciarmi andare e fare quello che mi avrebbe reso felice. Ironia della sorte, lui è quello che davvero mi ha spinto in bicicletta e colui che dato il via alla mia passione per il long distance touring.

Quando l’ho rivisto per la prima volta, 3 anni dopo, tornata a casa dal viaggio, l’ho accompagnato da un medico dove ha scoperto di essere affetto da sclerosi multipla. La malattia che lo ha colpito, ora gli rende difficile affrontare viaggi in bicicletta. Io continuo a fare quello che faccio perché questa capacità e libertà fisica potrebbe peggiorare da un momento all’altro. A volte vedo la mia esplorazione come un modo per apprezzare quello che ho e per onorare coloro che non hanno le stesse opportunità.

Ora puoi capire quante cose sono successe durante questa avventura, dentro e fuori. Spero un giorno di sperimentare la “normalità”, ma forse è questo…ciò che è normale per me.

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SPESSO SENTIAMO DIRE “IT’S ABOUT THE JOURNEY AND NOT THE DESTINATION”. TU INCARNI DAVVERO QUESTO MANTRA DI ESPLORAZIONE.

Sono onorata di quello che pensi. A questo punto dell’intervista, probabilmente avrete capito tutti le miei passioni, convinzioni e filosofie sulla vita, l’amore e il mondo. Cerco di vivere questo in tutto quello che faccio, in ogni momento della vita quotidiana. A volte ammetto pubblicamente: “Non ho idea di quello che sto facendo, dove sto andando!”. Anche durante le mie avventure, io davvero non so cosa sto facendo, ma con la fiducia in me stessa, e mettendo alla prova le mie capacità, so che qualcosa verrà fuori. Non c’è fallimento, solo un risultato inaspettato che di solito è fenomenale.

Non avevo mai pianificato di andare in Asia centrale quando ho iniziato il mio viaggio, nemmeno in Tibet, ma sono finita lì e sono così felice di averlo fatto. Ho lasciato che la mia anima aprisse la strada. Lo scorso ottobre sono andata a Kham, in Tibet, con l’intenzione di guidare una motocicletta. Questo non ha funzionato e dopo 3 giorni, valutando i fattori di rischio, ho riconsegnato la moto. Avevo un piano di riserva ed ho concluso le restanti 5 settimane camminando e trovando qualche passaggio.

Uno dei motivi per cui viaggio da sola è perché a volte mi ritrovo seduta a terra fissando orizzonti infiniti, solo a pensare, o anche a non pensare. Ci sono momenti in cui vengo invitata nelle case e decido io se resterò per qualche giorno a fotografare e imparare da loro. Senza un programma o un itinerario si possono trovare piccole sorprese e goderne veramente.

Anche la mia fotografia spesso è il risultato della singola esperienza e non il risultato di quanto mi ero immaginata. Ho trascorso una settimana raccogliendo il cotone nei campi di Xinjiang con una famiglia Uyghur. Ho messo da parte la macchina fotografica ed ho solo vissuto e sperimentato la vita con loro. Senza l’obiettivo a separarci, mi sono davvero unita con questa famiglia ed ho cominciato a capire molto di più che se fossi stata lì con la determinazione di ottenere belle immagini. Se l’esperienza porta a fotografie, bene, ma ci sono altre volte in cui basta godere il momento, senza per forza interferire con la documentazione visiva.

La parte interessante di questo è che alcuni dei ricordi più vividi non hanno alcuna documentazione fotografica. E’ quasi come se stessi registrando mentalmente ed emotivamente, piuttosto che fare affidamento su una macchina fotografica. Se mi trovo in un determinato ambiente, ci resto per un pò. Non ci sono scadenze e sono sempre disposta (o in grado) di cambiare i piani. Ogni mattina è un nuovo inizio che rende la mia vita più appagante, gratificante ed emozionante.

Behind the Veil

INSOMMA, IMMERGI TE STESSA NELLA CULTURA DI UN POPOLO. PROFONDAMENTE.

L’immersione è molto importante per tutti i viaggiatori, in particolare per coloro che vogliono davvero capire il mondo, la gente e la cultura. Siamo talmente bombardati da una stimolazione visiva su base quotidiana, ma raramente andiamo a scavare più a fondo. Ad esempio, guardate il semplice fatto: molti possono aver pensato che fossi solo un’americana in sella ad una bici in giro per l’Asia. Scavando in profondità si impara a conoscere una battaglia con la depressione, l’amore e la perdita, la crescita spirituale. Viviamo in un mondo di hashtag e di aggiornamenti giornalieri, un mondo a cui alcuni di noi semplicemente non appartengono. La curiosità, un desiderio travolgente di conoscenza e di approfondimento, è ciò che continua a muoverci verso qualcosa di più grande nella vita.

I viaggi per me sono iniziati solo all’età di 27 anni, anche se da quando ero bambina avevo sempre voluto vedere il mondo. La maggior parte dei fotografi parlano di National Geographic e di voler creare quelle fotografie. Io invece, vorrei solo poter vivere in quei luoghi con quelle persone. Ho condiviso l’esperienza di questi popoli, conosciuto i loro pensieri e sentimenti senza nemmeno ritrarli attraverso una fotografia.

La mia educazione è abbastanza semplice e in qualche modo comune per gli americani, ma non per coloro che possono permettersi di viaggiare o addirittura vivere all’estero. Da bambina, sono cresciuta in una roulotte arredata dai miei genitori con tavoli, sedie e divani di recupero. Vengo da una famiglia operaia che ha sempre lottato con le finanze. Quando avevamo popcorn per cena, mio ​​fratello ed io pensavamo che fosse una festa, invece, era il semplice fatto che i miei genitori lottavano per sfamarci.

Da adolescente ho cominciato a lavorare con mio padre durante le estati, installando pavimentazioni. Per mantenermi il college di solito lavoravo 20-30 ore alla settimana. Dopo l’università ho avuto un primo lavoro ben retribuito progettando a CAD e risparmiato ogni dollaro per trasferirmi a New York ed inseguire il mio sogno di artista.

Forse questo background è quello che mi ha portato a condividere le storie di coloro che lottano. Ma non sono qui a spingere fotografie di bambini affamati con le mosche intorno ai loro volti. Io voglio mostrare la semplice bellezza data dalla forza e perseveranza di ogni persona nella vita quotidiana. C’è un sacco di amore in questo mondo che spesso non viene mostrato attraverso i media. Mentre guerra, morte, malattie sono oggetto del mainstream.

Quindi, di nuovo a immersione nelle mie avventure. Quando ho cominciato a viaggiare nel 2007, e poi in bicicletta nel 2010, i miei occhi si sono spalancati. Ho un’immensa gratitudine e rispetto per chi resta senza volto e senza nome, per quelli che lavorano giorno dopo giorno per sfamare le loro famiglie. In Bangladesh, chiesi al boss di una fabbrica di mattoni se potevo lavorare con loro per un paio di settimane. Si mise a ridere: “nessun straniero vorrebbe farlo!”. Aveva torto.

Voglio conoscere i sentimenti, i pensieri e le emozioni che queste persone hanno. Non solo perché io sono un narratrice e questo mi dà una visione, ma anche perché mi aiuta a fare domande e dare risposte sulla cultura e il paese. La mia educazione scarna e semplice è nulla in confronto alla maggior parte del mondo. Dove le persone non hanno accesso all’acqua pulita o ad un paio di scarpe. Dove un giorno di lavoro, una malattia, o una disabilità fisica potrebbe porre fine alla loro vita.

Non c’è giorno che passi in cui non mi sento grata di dove sono nata ed avere l’accesso a servizi semplici che molti non avranno mai. Essere una donna con un’istruzione decente. Essere in grado di viaggiare il mondo e condividere le storie con coloro che non possono.

Quando parlo con gli altri circa la mia storia personale e i miei viaggi, tendo sempre a incoraggiarli a imparare un’altra lingua. La maggior parte di voi europei parla almeno due lingue, ma molti americani parlano solo inglese e sono privi di imput per impararne altre. E’ molto spiacevole. E’ proprio la capacità di linguaggio che mi ha veramente permesso di ottenere quanto ho. Quando viaggio, io sono sempre aperta a parlare con chiunque e tutti. Parlare con la gente del posto mi fornisce una visione della loro vita e spesso apre a situazioni utili per la fotografia e la narrazione.

Oltre alle persone, c’è anche l’immersione in un ambiente: il campeggio selvaggio sugli altipiani silenziosi che dominano l’Himalaya, il vento che spazza le praterie, i deserti aridi. Ci si lascia andare completamente al tempo e al luogo. E si ha l’accesso al profondo dentro ognuno di noi.

Immersione. Sento che è un atto per esplorare veramente, scoprire il mondo e se stessi.

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HAI UNA LAUREA IN FINE ARTS E DAL 2009 TI SEI STABILITA PRINCIPALMENTE A SHANGAI PER LAVORARE COME FREELANCER. CHE RUOLO HA LA FOTOGRAFIA NELLA TUA VITA?

Attraverso gli studi universitari ho ottenuto una formazione in belle arti, in particolare fotografia e cinema. Purtroppo, dopo la laurea si entra in un mondo in cui è necessario creare delle entrare per continuare a fare arte. Ho cominciato come assistente nel mondo della fotografia commerciale, e poi in Cina a creare un reddito con le mie capacità. La fotografia non è il lavoro con la miglior retribuzione, così ho avuto anche a che fare con il web design e altri contenuti digitali e media.

La fotografia è il sangue della mia vita. E’ quello che mi fa battere il cuore. Sento un vuoto se non sto fotografando, editando immagini, o leggendo libri di fotografia. A volte, quando il lavoro è poco e le finanze sono scarse, emergono molte domande. Penso che sia un pensiero comune tra tutti i creativi. Ma non posso tirarmi indietro perché questo è quello che faccio e non c’è niente altro al mondo che mi tenga così viva. Io dormo, mangio, bevo e fotografo. E’ stato solo di recente che ho cominciato a considerarmi una storyteller. Ancora una volta, questo deriva dal fatto che cerco di immergermi il più possibile nei miei progetti.

A causa dei continui spostamenti e del fatto di essere qui a Shanghai, i miei effetti personali sono minimi. E le mie fotografie sono i ricordi della vita. Ci sono serate dove posso sedermi davanti al computer e attraverso gli scatti rivivo momenti e sensazioni.

In Cina, sono in primo luogo fotografa di interni e architettura. Mi piace questo lavoro, ho a che fare con una varietà di personaggi e opinioni. Amo gli spazi di design, provengono dal mio background di formazione, quindi questo è davvero un lavoro piacevole. Con i media ed i reportage invece, la concorrenza sta diventando un po’ più feroce e gli scatti si pagano sempre meno. Questa è una delle ragioni per cui ho iniziato a condurre workshops e lezioni, in particolare su viaggi e culture straniere.

Nel mese di ottobre ho collaborato con un istruttore di yoga e abbiamo realizzato un laboratorio in Thailandia dal titolo “Exploration of Self and Our World: Mindful Practices in Yoga and Photography Retreat”. Abbiamo creato un programma unico che combina la pratica dello yoga alla fotografia unendo consapevolezza, intelligenza emotiva e compassione.

Oltre a questo, inizierò un tour guidato in Cina occidentale per coloro che sono interessati alla fotografia fuori dai sentieri battuti.

Per quanto riguarda il fare arte, ho trovato nuova ispirazione dopo una lunga battuta di arresto. Sono stati il viaggio e le esperienze uniche che hanno riacceso la creatività.

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E INFINE IL BAM! (BICYCLE ADVENTURE MEETING) DI LIVIGNO. COSA CI DICI?

Con grande dispiacere non sarò in grado di partecipare in prima persona. Quel weekend ho un cavallo che aspetta il mio arrivo a Kham, in Tibet, dove inizierò un trekking in solitaria. Il viaggio dovrebbe durare almeno due mesi e spero di documentare la vita e la cultura nomade sull’altopiano.

E’ recente la notizia che il governo stia radunando queste persone costringendole a stili di vita sedentari, creando dissenso e povertà. Avevo programmato il viaggio da quasi un anno e penso che sia la cosa più importante da fare ora.

Spero di ricevere nuovamente l’invito l’anno prossimo, dove ho già programmato di tenere un mio laboratorio gratuito. Sto pensando ad un’avventura in bicicletta intorno alla metà del 2016 e sono ansiosa di partecipare in prima persona.

Anche senza la mia presenza, mi aspetto che ci siano grandi momenti di condivisione tra persone che comprendono questo stile di vita e hanno obiettivi personali. Auguro a tutti dei bei momenti!

Ancora una volta, ringrazio coloro che sono coinvolti con il BAM! per l’invito e l’opportunità. Ci hanno messo un sacco di duro lavoro e hanno selezionato persone eccezionali per l’evento. Io presenterò una piccola introduzione video di me stessa e delle avventure che ho passato. Naturalmente, grazie a te e alla rivista The Pill per l’opportunità di rivelare al pubblico italiano un po’ più sulla mia persona e i miei viaggi.

Ride On!

“Life can simply be compared to any adventure or exploration of new and uncharted lands. Creating our individual path that leads into the unknown horizon while listening to our soul, finding bravery to speak from our heart and always taking a second look behind the trail we have left behind to recollect our personal trials and tribulations.” – Eleanor Moseman

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